Nella notte tra il 16 e il 17 gennaio, a Pietramontecorvino, si rinnova uno dei riti più antichi e identitari della comunità: l’accensione dei fóche de Sant’Antóne, i fuochi in onore di Sant’Antonio Abate, che da secoli rischiarano le notti d’inverno petraiole.
La devozione per Sant’Antóne a Pietramontecorvino è attestata già in età medievale. Un tempo esisteva una chiesa dedicata al Santo della Tebaide, situata fuori dalle mura della Terravecchia, sulla strada per Volturino. Sebbene l’edificio sia scomparso, restano i toponimi (località Sant’Antonio, canale di Sant’Antóne) e soprattutto resta viva la tradizione popolare.
Fino a qualche decennio fa, in paese si allevava anche u purcèlle de Sant’Antóne: un maialino lasciato libero di girare per le strade, nutrito dalla gente e poi macellato per distribuire le carni alle famiglie più povere. Era un gesto di solidarietà comunitaria e insieme un atto di devozione verso il Santo, protettore degli animali domestici.
Oggi il cuore della festa resta l’accensione del fuoco. I falò vengono accesi come gesto di protezione, purificazione e augurio. Nella tradizione petraiola, il fuoco serve a tenere lontano u fóche de Sant’Antóne, la malattia così chiamata (l’herpes zoster o, in passato, l’ergotismo), ma anche ogni altro malanno che potrebbe colpire famiglie, bestiame e campi. Il fuoco è quindi preghiera visibile, affidamento collettivo, richiesta di benedizione.
Sotto la veste cristiana, i fuochi conservano una memoria antichissima: sono gli antichi fuochi solstiziali d’inverno, legati al ritorno della luce e all’attesa della primavera. Non a caso un proverbio petraiolo recita:
“A Sant’Antóne allònghe n’óre”
(Alla festa di Sant’Antonio il giorno si allunga di un’ora).
La festa segna anche simbolicamente l’inizio del Carnevale:
“A Sant’Antóne ke màsckere e sóne.”
A Pietra Sant’Antonio non è solo un santo, ma una presenza viva nella memoria collettiva: nei canti popolari, nelle questue, nei racconti sulle sue lotte con il demonio, nella protezione che gli si attribuisce contro il male. È il Santo “nostro”, profondamente radicato nella cultura locale, tanto da essere invocato anche nei canti d’amore, nelle filastrocche e nelle sciàmbule carnevalesche.
I fóche de Sant’Antóne non sono dunque solo falò: sono un rito che unisce sacro e popolare, fede e tradizione, passato e presente. Sono la luce che la comunità accende contro il buio dell’inverno, affidando a Sant’Antóne la speranza di salute, protezione e rinascita.
Fonte: Storico Raffaele Iannantuono
I Fuochi dove verranno accesi?: Verranno accesi in Piazza Cavour, Via Daunia e Largo San Matteo a Pietramontecorvino dalle ore 19:00 con percorsi enogastronomici e tanta musica per trascorrere un pò di tempo tra le famiglie come un tempo




